Giorno#2 – Km 600 – Genova per noi

Sveglia in barca con un sole che lento entra dagli osterigi. Credevo di essere su Duna, ma mancano ancora più di 3000 chilometri prima di essere a casa. Colazione al bar della Lega Navale Italiana, cappuccino e focaccia, che scopro soltanto dopo che andava direttamente ‘pucciata’ nella tazza. Io ingenuamente ho ‘tramogiato’ prima il cibo e poi bevuto avidamente il resto. Andiamo all’Acquario? Pareva essere la tappa obbligata, ma facendosi sempre più spazio il sole arrogante di primavera, e temporeggiando sulla mattinata ormai inoltrata, decidiamo alla fine di fare una passeggiata con puntata finale in un’antica gelateria del cento dove il gusto forte è il semifreddo al caffè.

Un percorso semplice, ripetuto ad alta voce più volte la sera prima durate la cena a base di farinata, focaccia e birra con Manuela e Riccardo. Ma, come ha tenuto a specificare lui quella mattina in un messaggio, Carlo ed io siamo meridionali, e appena sentiamo di dover prendere qualcosa che sale, la nostra memoria primordiale ci riporta ad un immaginario arcaico in cui in una città in salita come Genova, per salire appunto, non si può fare altro che prendere la funicolare.

Quella faccia un po’ così
Quel l’espressione un po’ così
che abbiamo noi
prima di andare a Genova

Dall’alto si vede tutta la città, il porto commerciale, quello antico, e i magazzini sul porto e le case, le strade, e i palazzi antichi e moderni che spuntano tra i vicoli stretti. Ma la gelateria non c’è. E neanche i nomi che più volte ieri sera abbiamo ripetuto a pappagallo sembrano combaciare con quelli delle strade che leggiamo. Eppure doveva essere qui vicino, una volta usciti sul belvedere. Un messaggio, poi un altro e poi ancora un terzo per chiedere delucidazioni e scoprire quasi subito che non era la funicolare il mezzo che avremmo dovuto prendere ma l’ascensore. Ma perché l’ascensore è un mezzo pubblico? A Genova pare di sì, e bisogna munirsi anche di biglietto per poterlo prendere. Città che vai, usanze che trovi.

Quella faccia un po’ così
Quel l’espressione un po’ così
che abbiamo noi
Mentre guardiamo Genova

Lungo mare assolato, il porto vecchio, un secondo gelato buonissimo, come pure quello di Casaletto, barche piccole, yacht giganti, la bolla di Renzo Piano con dentro i colibrì e poi Porta Vacca e Via del Campo e i ‘carruggi’ e le donne sulle porte a lanciare baci ai passanti e ad aspettare i clienti. E gli odori della città, di bucato, di profumi chic, di frittura, e la fisarmonica, il capellone ‘tutto lesso’ con la chitarra, e la bomba inesplosa nella chiesa, e le pozzanghere di piscio nei vicoli e la balena di cuoio in vetrina. E l’aperitivo abbondante, e il vino a tavola frizzante, e l’amaro ligure a chiusura di questa giornata trascorsa a camminare, ridere e ricordare un passato tanto vicino che ci ha fatto incontrare.

Quella faccia un po’ così
Quel l’espressione un po’ così
che abbiamo noi
Che abbiamo visto Genova

Ma Paolo Conte, poi, è di Genova o c’è solo passato, come noi, oggi.
E tornando a casa, dopo i saluti con Anna e Maurizio, con Carlo ora alla guida, mentre Renzo accenna la prima strofa di questa canzone ed io, con in braccio il cuscino che Antonella ha cucito con la stoffa stampata con un mio disegno della foresta pluviale caraibica, intanto io penso, penso che sono stanca, ma proprio fortunata.

PS Oggi Carlo stava per morire, quando la sera ho tolto le scarpe.

Ringraziamo affettuosamente Antonella, Renzo, Fabio, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

I diari di Adamo ed Eva

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21 thoughts on “Giorno#2 – Km 600 – Genova per noi

  1. Belle immagini, scorci ed emozioni. Piacevole lettura mentre attendo sia pronta la torta rustica “detuttodepiù”. Fantastiche le chiusure al profumo di muschio…

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