Giorno#3 – Km 930 – Arnad e il suo lardo

Un ultimo caffè con Antonella e si riparte. La passiamo a salutare alla CEAM, la sua azienda di artigianato italiano che gestisce insieme a Renzo da tantissimi anni, con amore e dedizione, come negli opifici di una volta. Un abbraccio, anzi due, e si riparte.

La strada che ci aspetta fino ad Aosta non è tanta, ma Carlo ed io riusciamo a prendercela più comoda del dovuto, parcheggiandoci per circa tre ore in un bar lungo la statale, all’ombra del Monte Bianco. Lei, la cameriera dietro al bancone, è giovane, bionda, ha gli occhi color ghiaccio ed un’espressione vitrea, quando entriamo. Ci avrà forse scambiati per due famosi ‘story teller travellers’ e non vuole far trapelare il suo imbarazzo? Ma dopo averci portato due abbondanti taglieri a base di lardo di Arnad, salsiccia alla barbabietola e fontina, quando in realtà gliene avevamo chiesto solo uno, e due calici di un ottimo e sconosciuto vino locale, anche i suoi muscoli facciali si sciolgono, probabilmente alla vista dell’acquolina che lentamente si è formata agli angoli delle nostre bocche, e ci regala il primo di una lunga serie di sorrisi.

Questo bar di passaggio in breve si rivela un centro di scambio di informazioni, mestieri e persone di tutta la zona, dal carrozziere al gommista, dal commesso del supermercato al cassiere fino al benzinaio, che passano di lì, chi per un caffè, chi per una ‘piada’, chi per un saluto e in breve arriviamo a conoscere anche il padre della ragazza, la sua migliore amica e il cagnolino della madre, appena uscito da un salone di bellezza canina con un taglio a caschetto che lei sostiene essere praticamente uguale a quello della madre, che non abbiamo il piacere di incontrare.

E così il tempo scorre e pian piano che restiamo lì a sorseggiare i nostri calici, immagino di essere una del posto, e che le persone che entrano mi salutino, mi chiedano come sto, quale nuova drammaturgia sto scrivendo e parlo loro del mio nuovo blog e di questa avventura del ‘Diario a due’ che stiamo cominciando, e sembrano davvero interessati e dai loro commenti è come se si aspettassero di diventare protagonisti dei nostri racconti. E piano piano comincia ad entrare nel bar sempre più gente e sempre più frequentemente. Non fa in tempo ad uscire il vecchio signore con i pantaloni sporchi di grasso che entra il rubio baffuto che, dopo aver chiesto un calice anche lui, non perde un attimo prima di avvicinarsi e chiederci del nostro prossimo post. E anche lo spasimante della cameriera, dopo aver corteggiato lei per alcuni minuti, volge la sua attenzione verso di noi e comincia a parlare ad alta voce, come per farsi sentire. E così il padre di lei, che accenna anche a episodi familiari dell’infanzia della figlia, esaltandone non solo la bellezza innata ma anche la prematura intelligenza.

E un gruppo di locali, che con la scusa di prender un caffè si siedono al tavolo accanto al nostro e cominciano a parlare delle loro vite per farsi sentire, e un gruppo di turisti che ci accerchia e guardando gli schermi dei nostri tablet a dovuta distanza, pare aspettarsi delle domande sulla loro vacanza. E infine fa il suo ingresso il pluricentenario della zona, richiama in un dialetto la cameriera e la sua migliore amica a sedersi con lui al tavolo accanto al nostro, quello piccolo rimasto libero, e comincia a parlare in una lingua quasi del tutto francese e sembra pretendere che la ragazza traduca i suoi racconti mostrando il viso dalla nostra parte.

Sto impazzendo o qui tutti sembrano già sapere che sto prendendo appunti mentali per scrivere di loro? Non lo so, ma quando la cameriera mi porta lo scontrino, il gesto mi arriva come una doccia fredda, mi sveglio e capisco che non siamo stati presi per nessuno, che forse non ci hanno nemmeno notato, e che come dei clienti normali dovremo pagare il conto. E penso che forse la loro vita scorre così quotidianamente, con chiacchierate ad alta voce e gesti teatrali che sembrano coinvolgerti in prima persona, quasi ne fossi tu il protagonista o meglio ancora, come nel nostro caso, lo spettatore principale.

Ringraziamo affettuosamente Giovanna, Sara, Stefano, Antonella, Renzo, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

I diari di Adamo ed Eva

Giorno#1 Adamo&Eva

Giorno#2 Adamo&Eva

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