Giorno#6 – KM 1550 – La leggenda del Conte di Bardi

Sono seduta al tavolino di un bar sulla strada che da Gaiba ci sta portando a Castelfranco Veneto, mangio pop corn e guardo la strada da dietro la porta finestra del locale.

Penso a mio nonno, nato a meno di 60 Km da qui e lo immagino, in un pomeriggio di 90 anni fa, poco più che adolescente, pedalare lungo queste strade strette che si snodano tra canali e gorghi che si formano vicino al Po. Dopo un gelato, un caffè e la sosta strategica per la pubblicazione quotidiana del nostro diario, risaliamo in macchina e ripartiamo.

Trecenta, dopo i racconti di Rachele è diventata una meta ambita dalla mia curiosità. Abbiamo scoperto da poche ore essere la città natia di Luigi Masetti, ‘l’anarchico delle due ruote’ lo definì il Corriere della Sera, un ragioniere che alla fine del 1800 intraprese un viaggio molto più ambizioso del nostro: da Milano a Chicago in sella ‘al suo bicicletto’, come è scritto nel libro che Rachele ci ha mostrato e di cui abbiamo letto qualche pagina durante la colazione. Una grande avventura di un uomo nato in un paesino sconosciuto del Veneto che, mangiando pane e salame e dando lezioni di lingue nei posti in cui si fermava, si era girato mezzo mondo.

E torno così a pensare a mio nonno, Leo Nildo, che mi raccontò che una volta, e forse non fu l’unica, si fece in bicicletta da Roma a Padova, anzi per essere precisi da Pratica di Mare (Pomezia non era ancora stata fondata, correva l’anno 1930 circa) fino a Padova, precisamente fino a San Giorgio in Bosco, – per andare a dare un bacio a Nonna Amalia – diceva lui. Soltanto qualche anno dopo anche lei lo raggiunse nel loro nuovo casale nell’Agro Pontino, dove da ormai quattro generazioni vive la mia famiglia. Sono emozionata oggi di passare per la prima volta lungo queste strade, mi sembra di sentirli vicini e sono anche un po’ nervosa, perché ho paura di non trovare le immagini che si creavano nella testa quando i miei nonni mi raccontavano di questi luoghi. Mio nonno la sua storia non la scrisse mai, e neanche la mia nonna, la vissero e basta. Ma la raccontarono a me, tante volte.

Nonna Amalia e Nonno Nildo. Sono stati sposati per più di 50 anni e si conoscevano dal quando lei ne aveva 3 e lui 17. Nonno ribadiva che per sposarla non riuscì ad aspettare il compimento della maggiore età della nonna e per questo un anno prima chiesero ai rispettivi genitori il consenso scritto per farlo. Ma di questa storia racconterò un’altra volta. Oggi, come dicevo, stiamo attraversando in macchina i paesini in cui vivevano i miei avi. De Bardi. Questo il cognome di mio padre. Un cognome nobile mi dicono in molti. E questa è la storia che mia nonna mi raccontò più volte a riguardo. Diceva che una nostra antenata, presuppongo la trisnonna di mio nonno Marco, era a servizio presso la tenuta di un conte, che innamoratosi di lei, decise di dare il suo cognome al frutto del loro amore segreto. Facendo una ricerca, purtroppo solo dopo la dipartita di mia nonna, ho scoperto dell’esistenza, presso il Museo di Antropologia dell’Università di Padova, di una collezione di 36.000 pezzi dovuta ad un appassionato viaggiatore e collezionista, Enrico Carlo di Borbone, Conte di Bardi, e alla sua consorte, Aldegonda di Braganza. Tutti oggetti provenienti dai loro lunghi viaggi fatti in Oriente, dalla Cina al Giappone alla Thailandia, già dal 1887. La cronaca vuole che lei ebbe ben nove aborti spontanei e nessun erede. Forse è per questo che il conte decise di dare il suo cognome ad un figlio illegittimo? O forse lo fece semplicemente per amore. Congetture. Solo congetture.

Ottimo risotto di asparagi stasera a cena casa di Stefano. Bello riabbracciare Fra dopo tanti mesi. Vermut speciale dall’Alchimista dopo una passeggiata per la città bagnata da un pioggia piu autunnale che primaverile, in compagnia anche di Laura e Brina.

Ringraziamo affettuosamente Fra, Stefano, Anna, Francesco, Linda la barista, Rachele, Buggy, Alessandro, Angela, Anna, Vittorio, Giovanna, Sara, Stefano, Antonella, Renzo, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

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