Giorno#9 – Km 2350 – La danza della cicogna

Al mattino la stanza da letto viene inondata da un sole caldo. Con il caffè in mano e poco vestita esco fuori sul terrazzo dove l’aria è pungente. Sorseggiando il caffè sento un rumore tra le tegole del tetto. Qualcosa si muove lì dietro, ho un piccolo sussulto. Il vicino di casa porta a spasso dei sacchi di calcinacci nella casa di fronte. Poco dopo la testolina di un passerotto mi fa capolino senza spaventarsi. Credevo avesse scelto questo posto per fare il nido, ma in realtà sta solo cercando di prendere un rametto incastrato lì dentro per farne il suo giaciglio.

Torno dentro, finisco di vestirmi e andiamo a fare una passeggiata a Karlovac, dove subito penso che di qui non passa un turista da molto tempo. La città è tanto bella quanto abbandonata, ma con questa luce, il cappuccino e la pasta che Carlo ha preso nel forno accanto al bar, tutto il mondo risplende. I palazzi fatiscenti mostrano ricchezze antiche e le piazze vuote hanno il fascino di luoghi segreti e pochi visitati. Ben presto è ora di ripartire anche da qui: abbiamo attraversato con calma l’Italia e ora abbiamo l’inesauribile voglia di macinare kilometri.

Direzione Zagabria. Decidiamo di pranzare lì. Ma subito cambiamo idea e proseguiamo verso il lago Balaton, che in molti ci hanno consigliato. Il navigatore sembra leggerci nel pensiero, perché, intanto che noi siamo occupati nell’analisi divergente dei fatti della sera precedente, lui decide di portarci fuori dall’autostrada e di mostraci prima la campagna croata e poi quella ungherese. Gruppi di case lungo la strada, incessantemente l’una all’altra, tutte con gli stessi tetti spioventi, le persiane in legno, uno strano fienile in legno e l’erbetta tutt’intorno. Ricordano proprio le case che disegnavo da bambina. Eppure ognuna ha qualcosa di diverso, un dettaglio, un colore, un albero spostato altrove, un po’ come in quel gioco della Settimana Enigmistica in cui devi trovare le differenze.

Lungo la strada, ad interrompere la monotonia delle casette in fila, un palo della luce di fronte ad un bar. “Hai visto lassù?”, mi dice Carlo con la sua ostentata indifferenza. Un enorme nido con una cicogna dritta sulle zampe. Non riesco ad aspettare che la macchina si fermi e corro ad osservarla da più vicino possibile, mentre Carlo si avvicina con un sorriso che tradisce il suo andamento lento. L’entusiasmo della prima volta. Appena capisco che mi ha vista mi fermo immobile per paura che voli via. Lei, fanatica, mi guarda dall’alto del suo trono e controlla seria i miei movimenti maldestri. Comincio a scattarle foto a raffica mentre lei mi segue con lo sguardo, altezzosa. Sembra una danza la nostra e Carlo non perde un attimo per immortalare la scena con uno scatto. Lei, la prima di una serie infinita di nidi che incontreremo lungo la strada. Avevo un poster di una cicogna tanti anni fa attaccato alla parete accanto al mio letto, ma così in natura non ne aveva mai vista una.

Arriviamo sul Lago Balaton quasi al tramonto. Ci godiamo la sua tranquillità per un po’ passeggiando lungo gli argini e quando la fame ormai si fa sentire optiamo per un ristorante tipico dove ci gustiamo gulasch, trippa e dolce in chiaro stile ungherese.

Ringraziamo affettuosamente Yuhan Shi, Milena, Fra, Stefano, Anna, Francesco, Linda la barista, Rachele, Buggy, Alessandro, Angela, Anna, Vittorio, Giovanna, Sara, Stefano, Antonella, Renzo, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

I diari di Adamo ed Eva

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