Giorno#11 – Km 3030 – Dalla caverna di Platone alla Transilvania

In viaggio ci si conosce. Si conosce se stessi e i propri limiti inesplorati. Ogni confine superato ne mostra un altro in arrivo e il viaggio geografico porta avanti la mappatura del viaggio interiore. Quando si viaggia da soli questo processo è intenso, evidente e a volte frustante, ma quando il viaggio lo si fa in due la collisione può assumere una portata catastrofica.

“Sono felice, ma non ricordo neanche un giorno felice della mia vita.” Mi sembra che Goethe dicesse qualcosa del genere per sostenere che la felicità è uno stato d’animo, è il modo in cui si affrontano le difficoltà, e non la somma di giorni felici trascorsi senza problemi. Questi non mancano mai e, Adamo ed io, per tenerci allenati, ce ne creiamo a bizzeffe. Senza mai annoiarci.

Le lande romene desolate e devastate da un industria totalizzante, ad un certo punto abbandonata, e poi ricostruita poco più in là, accelerano questo processo di interiorizzazione del viaggio. Costruire, distruggere, fare spazio e ricostruire. Non è forse quello che facciamo costantemente nelle nostre vite? Da Timişoara a Sibiu fino alla città di Costanza sulle coste del Mar Nero la strada ci mostra una fila infinita di case per lo più diroccate, maltenute, immerse in un paesaggio con toni dal grigio al marrone, campi e industrie abbandonate. Le persone che incontriamo hanno visi stanchi e nostalgici. Le persone con cui parliamo sono gentile e tristi. La Transilvania? I castelli medievali, i vampiri sanguinari? Aria fritta. Pianure incolte e aride lungo un altipiano a nemmeno 500 m d’altezza.

L’immaginario e la realtà. L’idea e l’imminente. Come accade nel mito della caverna di Platone, è necessario andare per immergersi nel mondo esterno alla scoperta della realtà delle cose che ci circondano. La meta è al di là del confine Europeo e ogni giorno si avvicina, lentamente. Non è proprio come essere cacciatori all’età della pietra, ma mi guadagno ogni singolo chilometro, trovando un posto dove dormire e scegliendo almeno due volte al giorno cosa e dove mangiare. Eppure nell’istante in cui, ormai esausti ci troviamo insieme e ci abbracciamo, mi ricordo che sono felice.

Ringraziamo affettuosamente Stefan, Vasy, Yuhai Shi, Milena, Fra, Stefano, Anna, Francesco, Linda la barista, Rachele, Buggy, Alessandro, Angela, Anna, Vittorio, Giovanna, Sara, Stefano, Antonella, Renzo, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

I diari di Adamo ed Eva

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