Giorno#17 – Km 4950 – Chiudo gli occhi

Un piccolo gallo giallo che sostiene sul dorso un grande uovo, cetrioli, pomodori, olive nere e olive verdi, fette di arancia, mele e fragole fresche, due rotolini di pasta brisè ripieni di formaggio, una grande frittella ancora calda. Un piatto rotondo con al centro tutte queste cose. E poi accanto altri piattini con patatine fritte e peperoni in agrodolce. Un altro con miele e burro. E ancora marmellata di fragole e di albicocche, peperoni fritti conditi con yogurt bianco, insalata di pomodori, cetriolini e prezzemolo tagliati fini fini, pane appena sfornato e una frittatina con odori. Tè caldo. Un sole tiepido e il continuo scorrere dell’acqua della piccola fontana accanto al tavolo. È così che è iniziata la giornata stamattina qui a Bergama.

Funivia direzione Antik Centri. Pergamo. L’antica città conosciuta per la sua biblioteca. La storia racconta che Antonio dopo il noto incendio di Alessandria decise di regalare tutte i libri conservati qui – le pergamene appunto – alla sua amata Cleopatra, svuotando completamente l’edificio.

L’Anfiteatro più scosceso che abbia mai visto. Si adagia su un pendio quasi verticale a strapiombo su una valle alla base della quale immagino una volta esserci stato il mare. Trovo un piano comodo su cui incrociare le gambe e rilassare la schiena. Nonostante la città si sia ormai estesa su quasi tutto la pianura circostante, l’orizzonte è aperto e volge sulla vallata sui cui il mio sguardo si perde. Resto così immobile a osservarla e lentamente socchiudo gli occhi.

Gente che sposta attrezzi di scena, arredi, costumi e scenografie, attori che provano le loro battute e le maschere insieme al coro. Un brulicare di uomini, donne e bambini che si avvicendano per assistere e partecipare alle cerimonie in onore di Dioniso. Cibo, bevande, venditori ambulanti, imbonitori, ombrelli parasole per difendersi dal caldo. Gli spettacoli qui durano ore e ore, giorni interi e settimane fino al calare del sole, a ovest, dove è rivolta la platea di questo e di molti dei teatri ellenici. Era usanza dei Greci non solo di costruire la scalinata per le sedute sul fianco di una collina per sfruttarne la pendenza naturale, ma anche di rivolgere i teatri ad Ovest, così da poter sfruttare i cambiamenti della luce solare a favore della scena e degli effetti speciali. Per avere per esempio un emozionante controluce verso l’ora del tramonto.

Riapro gli occhi. Non so quando tempo è passato, credo solo pochi minuti. Cerco Adamo con lo sguardo. Vedo la sua sagoma stagliarsi su un costone, alto dietro di me. Non resisto e gli faccio l’ennesima foto. Pian piano riprendo confidenza con il contesto e con i pochi turisti che si avventurano per queste ripide scale. È rimasta solo una coppia di amiche che come me sembra non riuscire a lasciare questo spettacolo di paesaggio. Mi alzo lentamente e lentamente risalgo la scalinata. Attraverso il cunicolo che fu il passaggio per accedere un po’ più in sicurezza sugli spalti. Qui il vento incanalandosi soffia forte ma una volta uscita dall’altra parte l’aria si ferma e fa caldo. Vedo il mio compagno, lontano, anche lui fissa lo stesso orizzonte. Saltellando adagio sui sassi lo raggiungo. Mi sento a casa. Riprendiamo insieme a passeggiare tra queste pietre senza tempo.

Facciamo un pausa sul tavolo all’aperto del bar del sito, prima di concludere la passeggiata scendendo a piedi lungo la collina dalla parte opposta da cui siamo saliti con la funivia. Sorseggiando un tè ci interroghiamo. Chissà qual è il valore che un turco moderno da a queste antiche città.

Ringraziamo affettuosamente il Pastore turco, Mehmet per non averci sgozzati, la coppia di Sòfia, la Signora del ristorante, Lumi, Stefan, Vasy, Yuhai Shi, Milena, Fra, Stefano, Anna, Francesco, Linda la barista, Rachele, Buggy, Alessandro, Angela, Anna, Vittorio, Giovanna, Sara, Stefano, Antonella, Renzo, Manuela, Riccardo e Archimede.

CARLO, invece, l’ha vissuto così.

I diari di Adamo ed Eva

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